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Non vi sembrerà vero: essere in Africa e vedere pascoli che le mucche dei cioccolati svizzeri nemmeno se li sognano. Vi sembrerà almeno strano: essere in Africa e attraversare panorami esportati dalle nostre vallate. Vi sembrerà al limite anomalo: essere in Africa, e vedere tanta acqua da ricordarvi l'Irlanda. Ma poi capirete tutto, perché i timbri sui passaporti non mentono: siete in Sudafrica. Un paese, un continente, un mondo. Come il fondo di un imbuto in cui alla fine arriva di tutto. Compresa l'Africa, quella da copertina patinata con la belva feroce in primissimo piano. Ed è tutto vero, verissimo.
 Foto di Timsnell
Dall'Italia si arriva a Johannesburg. Prima avvertenza: occhio alle città, che le guide dicono siano tra le più violente al mondo. Belle da vedere, ma forse conviene scegliere di vedere poco per rischiare meno, e gettarsi su tutto il resto. Dunque, Johannesburg può essere sacrificata e se non avrete troppa fretta potrete saziare la fame di storia a Città del Capo. Come visitare il Sudafrica? L'auto è il mezzo migliore. Le distanze sono notevoli, ma le strade sono ottime e il rispetto delle regole è abbastanza diffuso. Anche perché i limiti di velocità sono elevati: 120 su una strada normale. Insomma: l'auto è praticabile, guida a sinistra compresa. Da Johannesburg la scelta è semplice: a ovest verso il Kalahari, a est verso il parco Kruger.
 Foto di rudivs
Noi siamo andati a est, dunque del Kalahari, di cui pure tutti raccontano meraviglie, non possiamo testimoniare. Ma ci basteranno quelle del Kruger e dintorni, di meraviglie. Anche perché prima di arrivarci c'è tutto il tempo di far pratica con la guida, per centinaia e centinaia di chilometri. Attenzione: non sono buttati alle ortiche, perché la regione che si attraversa - Mpumalanga - offre panorami impressionanti. Uno su tutti, il Blyde River Canyon.
 Foto di Aprillynn77
Poi si arriva a Phalaborwa, dove si entra nel pezzo forte del viaggio: il parco Kruger.Enorme, sconfinato. Quelli dal palato fino lo bollano come «turistico». Certo, ci sono anche strade asfaltate. Ma altrimenti non sarebbe percorribile, considerate le distanze. Ma ogni angolo può sempre nascondere l'incontro più inatteso. Come quello con una famigliola di dieci leoni (per alcuni il «lion» è un'autentica ossessione, possono ignorare un branco di elefanti se attorno non c'è traccia di un leone).
 Foto di Mister-E
E poi decine e decine di specie di animali (8.000 elefanti,2.500 rinoceronti bianchi, 300 rinoceronti neri, 20.000 bufali, 2.000 leoni, 900 leopardi, 4.600 giraffe, 140.000 impala, 900 antilopi e 30.000 zebre accanto a 500 diverse specie di uccelli, 114 specie di rettili e anfibi), e panorami che tolgono il respiro. E stellate indimenticabili. Al parco Kruger si possono dedicare più giorni. Di certo, ne servono almeno due per attraversarlo, dunque conviene prenotarsi per tempo un posto nei vari campi attrezzati. Consigliamo l'Olifants, sul fiume che attira animali in cerca d'acqua. Spettacolo assicurato.
 Foto di F H Mira
Il Kruger ha diverse uscite. Quella di Malelane porta dritta sulla strada per lo Swaziland, piccolo Paese che confina col Mozambico. Da vedere offre poco, ma vale la pena di attraversarlo. Nota a margine per i maniaci del ricordino: qui, nei banchetti sulla strada, si trovano ottimi oggetti di artigianato a prezzi talmente bassi che contrattare è impossibile. Due possibilità per pernottare: la capitale Mbabane o la seconda città, Manzini. Ma occhio al crimine, che abbonda. Manzini dà un senso di minaccia costante.
Fuori dallo Swaziland si va a sud, verso la riserva naturale di Santa Lucia e un altro straordinario parco: l'Hluhluwe-Imfolozi. Cosa vedere: a Santa Lucia la spiaggia - strepitosa - di Cape Vidal, mentre il delta del fiume che entra nell'Oceano Indiano è ottimo per osservare da vicino coccodrilli e ippopotami. Ma l'altro pezzo forte, per gli amanti dell'Africa vera, è l'Hluhluwe-Imfolozi. Un parco non enorme, ma formidabile per gustarsi - a volte fin troppo da vicino - i rinoceronti bianchi, immersi in un ambiente che ricorda «La mia Africa». E se la giornata è fortunata, potrà capitare di girare un angolo e trovare un ghepardo appena reduce da una battuta di caccia. E magari deciderà di pranzare lì, sul ciglio della pista, alzando lo sguardo a ogni clic della macchina fotografica. L'esperienza, da sola, varrà il viaggio.
 Foto di Jumblejet
Via da Santa Lucia si scende, ancora a sud, perché dopo tante belve feroci è ora di gettarsi nel mare. O meglio: arrivati a Durban (che non merita più di uno sguardo veloce) si può scegliere di tagliare i chilometri e di farsi in volo il tragitto fino a Port Elizabeth. Un'ora e spiccioli, e rimessi al volante ci si trova davanti una strada da mito: la Garden route. Qui basta vallate, qui più si va a sud dell'Africa più sembra di andare a nord dell'Europa. Per la natura, per i panorami, per il «freschino» che fa.
Le tappe sulla Garden route sono quasi obbligate. Non è pensabile non vedere lo Tsitsikamma National park. Dall'ingresso si arriva a Storms river mouth: una vegetazione esplosiva che riposa su una scogliera violenta, davanti a un oceano che dà sempre spettacolo. E tra le due, chalet che sembra di essere sui nostri monti. Meraviglioso. E poi qui ci si può finalmente sgranchire le gambe. Due le passeggiate possibili: da un lato verso un vecchio ponte sospeso su un braccio di mare che ricorda i fiordi norvegesi, dall'altro (camminata lunga e più insidiosa) verso una cascata. E poi che aspetta i viaggiatori? Ancora chilometri con lo sguardo perso negli arcobaleni di fiori della Garden route. D'altra parte, lo dice la parola.
 Foto di Timsnell
Distese di prati fioriti, pascoli, allevamenti di vacche, pecore, struzzi. Lungo la strada si attraversano ricche cittadine: Plettenberg Bay, Knysna,Mossel bay. Superato questo traguardo, dopo una sosta a Bettis Bay per vedere una colonia di pinguini, inizia l'itinerario delle balene. Esatto: nella patria di leoni e giraffe, si vedono anche le balene, che in inverno arrivano su queste coste per riprodursi. Due suggerimenti? Pronti: bisogna sopportare 50 chilometri di pista sterrata, ma la De Hoop Nature Reserve è imperdibile. All'ingresso un cartello vi avverte: le balene son tornate. Ma anche se non ci fossero, lo sforzo sarebbe ripagato dallo straordinario cocktail di panorami miscelato dalla distesa della spiaggia, dalla potenza del mare, dal mosaico di nuvole. Poi, certo, si vedono balene, annunciate dagli sbuffi, confermate dalle code che emergono. Ma non c'è da accontentarsi: più avanti c'è Hermanus. Fredda e ventosa, ma qui le balene si vedono davvero, a pochi metri dalla costa. Pazienza, e le vedrete anche saltare. Da urlo collettivo.
 Foto di exfordy
Le righe son quasi finite, ma resta da dire che poco più in là si trova Cape Agulhas, il lembo di scogli più a sud dell'Africa. La fine dell'imbuto, insomma. E poi Capo di Buona Speranza e tutta la storia di Città del Capo, mix di commercio global e vita molto, molto local. Perché in Sudafrica si mischia tutto. E se non ci fossero quei timbri sul passaporto, potrebbe persino non sembrar vero.
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