Arrivi nella tua camera d'albergo e ti domandi a cosa servano quei cunei di legno con catenella che pendono dalle finestre. Poi, nella prima notte,capisci. Ti alzi, infili i cunei tra i vetri e la finestra tace. Smette quel suo tremore leggero ma continuo, quel vibrare che, nel silenzio della notte forestale, sembra un martello pneumatico. Ma invece è solo la cascata che bussa alla tua finestra, forse per darti il benvenuto. Iguaçu, Brasile che si affaccia sull'Argentina, e con la coda dell'occhio vede il Paraguay.
Il posto delle cascate, il luogo ideale per chiudere, con un'immersione di natura, un viaggio in Brasile. Il posto delle cascate dove le cascate sono tutto: riempiono i panorami oppure li svuotano, a seconda. Oppure riempiono i timpani coi loro rumori, o i vestiti coi loro «vapori». Gli stessi che in certe mattinate o in certi tramonti fanno sparire le cascate dietro una quinta che è tutta acqua, che sull'asfalto sembra quasi che sia piovuto. Invece sono loro, le 275 «gargante» di Iguaçu, una robetta da 1.500 metri cubi al secondo. Almeno. Uno spettacolo che la natura ha deciso di fabbricarsi un giorno di 120 milioni di anni fa, prendendo la terra dai due lati e strappando. L'impressione, godendosi le cascate dall'alto, è proprio questa: che il fiume si sia lacerato come un foglio di carta. E dentro lo strappo, precipitano le cascate. Come visitarle? Le si può prendere da dove si vuole. Da destra, Brasile. Oppure da sinistra, Argentina. O da sopra, in elicottero. O, meglio ancora, dal di dentro, navigandoci sotto.
DAL BRASILE Per visitare le cascate del lato brasiliano è sufficiente circa un'ora di cammino, tempo per le foto escluso. Dall'ingresso del Parco nazionale di Iguaçu è proibito circolare in automobile, ma alcuni autobus turistici coprono il tragitto, lungo il quale è possibile incrociare i tucani, ma non solo. Il sentiero parte in corrispondenza dell'hotel Das Cataratas, l'unico realizzato all'interno del parco nazionale. Il sentiero conduce lungo le cascate, regalando soprattutto panoramiche del lato argentino. Si arriva infine a una breve passerella, che si insidia a metà tra due salti. Un impermeabile tascabile è indispensabile per evitare una doccia completa. Il sentiero prosegue e «scala» le cascate fino ad terminare all'altezza della Garganta do diablo, il salto che apre le cascate con uno spettacolo indimenticabile. Ma per godere la vista della Garganta per eccellenza occorre andar dall'altra parte. In Argentina.
DALL'ARGENTINA Per passare la frontiera argentina occorre circa un'ora d'auto. Ma ne vale la pena. All'ingresso del parco nazionale un treno ecologico porta i visitatori fino all'inizio di un lungo percorso, che accarezza la «costa» più lunga delle cascate, fino a sfidare con lo sguardo gli straordinari effetti della Garganta do diablo. Novanta metri di salto (non eccezionale se paragonato ad altre cascate in giro per il mondo) ma una portata d'acqua impressionante. La spettacolarità è direttamente proporzionale alle piogge dei giorni precedenti la visita: se siete fortunati e arrivate dopo qualche giorno di acquazzoni, troverete una Garganta particolarmente gonfia, aggressiva, straripante. Lungo i sentieri sarà facilissimo incontrare numerosissimi animali. Dalle farfalle multicolori alle iguane, dai «quati» (una specie di orsetto) a ragni di ogni dimensione, dai tucani (vero e proprio simbolo di Iguaçu) ai cocoriti.
DALL'ALTO Se proprio non vi basta la visita dai due lati,allora le cascate ve le potete osservare tutte in una volta, dall'alto. Poco lontano dall'ingresso del parco brasiliano c'è infatti un piccolo eliporto, da dove due elicotteri portano i turisti sopra le cascate. Una panoramica di 15 minuti costa circa 60 dollari. Soldi ben spesi: solo da lì, infatti, si ha la perfetta sensazione dello «strappo» nella crosta terrestre che ha originato questo spettacolo della natura.
IN GOMMONE Completa il quadro il rafting. Attenzione: non è un rafting «tradizionale»,con passeggeri armati di remi e tanta corrente che spinge. Qui la corrente è troppa, per controllarla in gommone serve la potenza di 600 cavalli sulle spalle. E si va che è un piacere, sopra onde da oceano. Si risale il fiume partendo dall'imbarcadero che si trova al 25° chilometro dell'Avenida das Cataratas. Dieci minuti di lotta con la corrente e ci si ritrova sotto le cascate. Sotto, proprio sotto. Con tanta acqua ovunque che è quasi impossibile aprire gli occhi, col fiume che sembra aggredirti. Alcune organizzazioni prevedono anche la possibilità di regalarsi il rafting cui siamo abituati sui nostri torrenti, quello tutto remi e salvagente. Ma in questo caso bisogna scordarsi di accarezzare le cascate da vicino, visto che la corrente - impetuosa - ovviamente spinge nella direzione opposta. In ogni caso, a motore o a remi, l'Iguaçu regala un'esperienza elettrizzante, per la quale si mette a forte repentaglio l'incolumità della macchina fotografica, e decisamente ammollo qualunque cosa si abbia addosso. Ma chissenefrega. Tornare dal rafting sull'Iguaçu asciutti e inamidati come un lunedì mattina sarebbe triste. Roba da passare le ferie a Rapallo per il resto dell'esistenza.